Sanzioni a Mosca e armi a Kiev: l’Europa alza il prezzo del negoziato tra Usa e Russia. Blindare l’Ucraina
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con nuove armi contro l’aggressività di Mosca, imporre nuove sanzioni alla Russia e sfruttare la fase di tensione, grandi EU
Andrea Muratore 1 Aprile 2025 insideover.it lettura2’
tra il Paese di Vladimir Putin e gli Usa di Donald Trump per alzare il prezzo di qualsiasi negoziato: i “grandi” d’Europa (il cosiddetto G5, più Francia, Germania, Italia, Regno Unito, e la Polonia) rappresentati a Madrid dai ministri degli Esteri hanno concordato una linea comune più direttamente operativa di quella curiale e generica espressa dalla pronuncia del recente Consiglio Europeo.
Presso la sede del ministero degli Esteri spagnolo il capo della diplomazia di Madrid, José Manuel Albares, ha ospitato il commissario europeo per la difesa e lo spazio Andrius Kubilius, il ministro degli Esteri britannico David Lammy, l’alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza Kaja Kallas, il il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski, il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot e il sottosegretario di Stato agli Affari esteri italiano Maria Tripodi.
Al centro la possibilità di sfruttare la finestra d’opportunità garantita dalla convergenza tra quattro elementi: la presa di consapevolezza che, nonostante il tentativo di isolamento del Vecchio Continente, Trump non sta riuscendo a strappare a Putin una tregua stabile in Ucraina; la volontà di mostrare un atteggiamento aperto verso Washington proprio mentre The Donald paventa sanzioni verso la Russia se non accetterà un cessate il fuoco; la possibilità di sfruttare carte come la presenza di una vasta quota di asset finanziari russi confiscati in mano ai Paesi europei; infine, l’esplicito sostegno a un cessate il fuoco integrale come chiesto da Washington a Kiev.
L’Europa prova a incunearsi politicamente tra Washington e Mosca rimettendo al centro gli Stati e non le autorità comunitarie, “uditrici” in questo vertice, e separando dalla questione il tema del riarmo promesso dalla Commissione Europea. Resta il vulnus di fondo del fatto che i Paesi europei continuano a rincorrere la priorità americana e le proposte assertive della superpotenza, ma appare chiara una linea trasversale ai big europei, dentro e fuori (Londra) l’Ue: la linea condivisa dal gruppo G5+ è orientata ad alzare il prezzo del negoziato per Washington e, soprattutto, Mosca.
La Russia si vede investita dalla minaccia di nuove sanzioni americane?
Ecco che, come rivendicato a Parigi una settimana fa, i big europei non lasciano, raddoppiano, rivendicando inoltre la titolarità sugli asset confiscati. Gli Usa, poi, insistono a chiedere il cessate il fuoco integrale? Ecco che i Paesi europei entrano in campo non contraddicendo, ma rilanciando la proposta. Sarà più difficile per Washington fare a meno dell’Europa ora che le distanze si sono accorciate. La sovrastruttura comunitaria e i personalismi dei vertici, come Ursula von der Leyen, indeboliscono in questa circostanza lo sdoganamento di una voce comune europea, mentre la presa di posizione delle nazioni di punta aiuta a metterla in campo.
Il sottotesto è chiaro: l’Europa è pronta a scendere in campo se i precari colloqui russo-americani, che finora hanno ottenuto molto poco in un dibattito dominato dai proclami retorici e privo di sostanziali svolte concrete, dovessero naufragare. E la scommessa è che non sarà il dialogo Trump-Putin a far finire la guerra. Agli inquilini di Cremlino e Casa Bianca il compito di confermare o smentire questo sentore.