La Russia annuncia la prossima liberazione della regione di Kursk. Così Kiev perde una «merce di scambio» nel tavolo di pace

Dopo sette mesi di feroci combattimenti, le forze russe hanno costretto alla ritirata quelle ucraine. Il messaggio di Putin: «Finire il lavoro il prima possibile

13 Marzo 2025 - 10:33 Ugo Milano open.online lettura2’

Dopo sette mesi di feroci combattimenti, le forze russe hanno costretto alla ritirata quelle ucraine. Il messaggio di Putin: «Finire il lavoro il prima possibile»

«La regione del Kursk presto sarà liberata». Le voci insistenti degli ultimi giorni, che parlavano di una ritirata progressiva delle forze ucraine, sono ora confermate. La regione simbolo della controffensiva di Kiev sta per cadere nuovamente nelle mani del Cremlino, con l’aiuto delle truppe inviate dall’alleato nordcoreano. «Il comando del gruppo di truppe Nord ha riferito al presidente russo Vladimir Putin che sono entrati nella fase finale dell’operazione per liberare il territorio della regione di Kursk dalle forze armate ucraine», ha confermato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. E ora il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che in Arabia Saudita tramite i suoi emissari sembra essere riuscito a trovare un punto di contatto con Washington, ha una carta in meno da poter giocare al tavolo delle trattative.

Il conflitto nel Kursk, la sorpresa e la risposta russa

Sette mesi di combattimenti feroci, dallo scorso 6 agosto a oggi, per «ristabilire la giustizia». Quei quasi 1.400 chilometri quadrati e quei 100 villaggi solo dieci anni fa, durante il conflitto nel 2014, la Russia aveva sottratto all’Ucraina. Una mossa inaspettata, che aveva colto di sorpresa Mosca aprendo un nuovo fronte di battaglia. Azione per il morale e diversiva, con cui Zelensky sperava di distogliere una parte delle truppe russe dal fronte interno. Ora, però, l’Ucraina sembra costretta ad alzare bandiera bianca. Le forze del Cremlino, con l’appoggio degli uomini inviati dalla Corea del Nord grazie al sodalizio tra i presidenti Vladimir Putin e Kim Jong-Un, hanno accerchiato l’esercito di Kiev. Una delle ultime roccaforti ucraine, la cittadina di Sudzha, è stata riconquistata da Mosca. E ieri, mercoledì 12 marzo, lo stesso Putin in tenuta militare ha certificato l’avanzata russa visitando la regione. Il messaggio a Kiev è chiaro: c’è il piano dei negoziati, che sembra iniziare a sorridere a Kiev, e c’è il piano della battaglia.

L’«arma di scambio» persa da Zelensky

Il messaggio del presidente russo ai suoi soldati è stato semplice e conciso: finire il lavoro il prima possibile. Anche perché, con il tavolo di pace che sembra una prospettiva sempre più concreta, togliere il Kursk a Zelensky significa privarlo di un’arma di contrattazione. Lo stesso presidente ucraino, secondo alcuni suoi funzionari, aveva giustificato l’offensiva nella regione russa come la possibilità di conquistare una merce di scambio da cedere al Cremlino in cambio dei territori ucraini ora in mano ai russi. E invece la prima invasione in Russia dall’epoca della Seconda Guerra Mondiale si è conclusa, così pare, in un nulla di fatto. A dare manforte a Kiev in fase di trattative, ora, può subentrare solo Washington. Il cessate il fuoco proposto ieri dall’Ucraina sembra aver trovato orecchie disponibili nella Casa Bianca, tanto che Donald Trump ha subito rivolto le sue minacce al Cremlino. Rimane da capire quanto siano concrete.

Commenti   

#2 walter 2025-03-13 13:59
I punti irrinunciabili Guerra, ora la palla passa alla Russia. Ma la svolta non sembra poi così vicina
Di Paolo Guzzanti
Siamo tutti col fiato sospeso in attesa che Putin parli per dire sì o no all’accordo che americani e ucraini hanno raggiunto a Gedda. Ancora ieri sera Marco Rubio, Segretario di Stato americano, diceva: “Stiamo aspettando di parlare con Mosca”. Fino all’ora in cui scriviamo da Mosca non tira aria buona: il ministro degli Esteri russo Lavrov ha definito Ursula von der Leyen “una führer che vuole rimilitarizzare l’Europa” e il Presidente ucraino si aspetta “misure forti da parte degli Stati Uniti se la Russia non accettasse di sedere al tavolo, e sarebbero tutte a nostro vantaggio”. Ma Trump comunica di avere “persone che stanno andando in Russia in questo momento” e di aver ripetuto: “Ora tocca alla Russia” secondo una ricostruzione del Guardian. L’attesa, dunque, si prolunga se ieri sera “persone” inviate da Trump erano ancora in volo per Mosca.
Una partita di poker
Non è o non è ancora l’ora degli entusiasmi perché la pace non sembra poi così vicina. È una partita di poker: Trump ha visto il bluff di Zelensky e Zelensky ha fatto marcia indietro su tutto, sicché Trump ha ordinato che armi e informazioni riprendessero a fluire verso l’Ucraina. Adesso tocca a Putin dire se è soddisfatto o se vuole cambiare altre carte. La palla – come ripete Rubio – è nel campo russo e il mondo aspetta un sì o un no all’accordo di Gedda come base per un puro e semplice “cessate il fuoco” indispensabile per avviare i negoziati. Se Putin era felice quando Trump umiliava Zelensky cacciandolo dalla Casa Bianca, adesso è meno contento (e il nervosismo di Lavrov lo prova) di trovarsi di fronte a un aut-aut circoscritto alla sola guerra ucraina senza alcun cenno alla sua “nuova Yalta”, ovvero alla nuova divisione del mondo per sfere di influenza…estratto da 13 Marzo 2025 alle 14:15 ilriformista.it
#1 walter 2025-03-13 13:54
Russia-Ucraina, la risposta di Mosca per la tregua: "Ecco le nostre 3 condizioni", richieste pesantissime
…Crimea e di quattro province ucraine come territorio russo. Sarebbero queste le tre richieste che la Russia ha sottoposto agli Stati Uniti per accettare l’accordo di 30 giorni di tregua che funzionari americani hanno concordato con gli ucraini martedì a Gedda, in Arabia Saudita. Lo riporta l’agenzia di stampa russa Ria Novosti citando la Reuters.
Le quattro province di cui la Russia vorrebbe il riconoscimento come proprio territorio sono quelle di Donetsk, Kherson, Luhansk e Zaporizhzhia. Le richieste presentate da Mosca porterebbero, oltre alla tregua, anche alla ripresa delle relazioni tra la Russia e gli Stati Uniti, precisano le fonti. Intanto il presidente russo Vladimir Putin "potrebbe avere un colloquio telefonico internazionale più tardi, in serata"….esratto da liberoquotidiano.it

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