Se, come diceva il Generale de Gaulle, non è possibile governare un paese con più di 400 tipi di formaggi,
Giuliano Cazzola 28 Marzo 2025 alle 15:19 ilriformista.it
Se, come diceva il Generale de Gaulle, non è possibile governare un paese con più di 400 tipi di formaggi, l’esperienza ci insegna che un’analoga preclusione non esiste nel caso della presenza di differenti politiche estere, salvo l’esigenza di trovare il modo – nel momento di compiere le scelte – di intraprenderne una sola. Per questo motivo nei regimi democratici, si chiamano i cittadini a votare, si formano le maggioranze parlamentari e i governi, si individuano le opposizioni, le quali – ma non è obbligatorio – possono legittimamente esprimere posizioni diverse anche in politica estera. n Italia, ma non solo, le scelte di politica estera hanno diviso le forze politiche e condizionato le coalizioni di governo, le alleanze internazionali, le grandi opzioni di politica economica durante i decenni della c.d. Prima Repubblica. Le opposizioni contrastarono l’adesione al Patto Atlantico, non votarono a favore dei trattati di Roma del 1957, né dell’adesione della lira dello Sme (il primo passo verso la moneta unica). Durante la c.d. Seconda Repubblica le opzioni divisive si sono spostate sul versante europeo e sull’avanzamento del processo di integrazione (euro, patto di stabilità, coordinamento delle finanze pubbliche, ecc,).
L’Italia deraglia dai binari storici
Nel 2018 l’Italia ha corso il rischio di deragliare dai binari storici sotto l’offensiva delle forze sovran-populiste che dilagavano in tutta l’Europa. Vi sono stati momenti in cui svolse un ruolo determinante il presidente Sergio Mattarella nel mantenere dritta la barra della navigazione tra i marosi suscitati dalla maggioranza giallo-verde. Ma quando la slavina sembrava inarrestabile e l’ondata populista sembrava prevalere vi sono stati Paesi che hanno tenuto anche per gli altri: la Francia di Macron nel 2017, la Germania di Merz nel 2025, mentre un contributo positivo è venuto anche dalla diserzione di Meloni, una volta salita al potere, dal campo sovranista. In una fase storica in cui l’assetto geopolitico rischia di essere travolto da un improvviso tsunami che capovolge le alleanze, viola le regole del diritto internazionale, stravolge i principi della globalizzazione dell’economia; nel momento in cui la politica internazionale si appresta a condizionare la vita delle famiglie, la sicurezza dei popoli e a mettere in discussione gli ordinamenti democratici, l’Italia si concede il lusso di esprimere ben due linee differenti di politica estera. Nulla di male se una si riferisse alla coalizione di maggioranza, l’altra quella di opposizione. Sappiamo che non è così: la demarcazione attraversa i due schieramenti. Sia pure con qualche differenza di stile (Salvini è al solito incontenibile, mentre Conte non ha dimenticato la pochette) Lega e M5S stanno dalla stessa parte sulla questione cruciale del ruolo dell’Europa nei nuovi scenari internazionali e finiscono per costringere le coalizioni di cui fanno parte a cercare punti di mediazione che indeboliscono la trasparenza delle loro posizioni politiche. Meloni per non lasciare spazio alle provocazioni di Salvini non se la sente di saltare il fosso insieme ai paesi volonterosi; il Pd di Schlein – ostinatamente orientato alla costruzione di un campo largo con il M5S e AVS anche a costo di dividersi al proprio interno – si barcamena sulla questione del riarmo, isolandosi persino all’interno della “famiglia” socialista. Coi tempi che corrono il governo non è in condizione di reggere a lungo una condizione di ambiguità come quella in cui versa la sua maggioranza; sarà il procedere inesorabile dei fatti ad obbligare il paese a dire dei Sì o dei No, a scegliere da quale parte stare.
In proposito, Angelo Panebianco, sul Corriere della Sera si è chiesto “perché il Partito democratico, impegnato soprattutto a competere con i 5 Stelle pescando nello stesso bacino elettorale, non possa, in questa fase, comportarsi da opposizione costruttiva, magari offrendo, nei momenti cruciali, una sponda a Giorgia Meloni che le serva per tenere a bada la Lega su politica estera e sicurezza”. E ha proseguito: “Prima o poi, la realtà, con le sue durezze, finisce per imporsi. È plausibile ipotizzare che, se le condizioni internazionali diventeranno sempre più impegnative, arriverà il momento in cui la difesa del Paese imporrà convergenze che oggi sembrano inconcepibili” (fino ad una convergenza tra Fdi, Fi e Pd, pilotata dal Quirinale? ndr). In effetti, non ha molto senso che le rimostranze nei confronti di un fascismo del passato inducano le principali forze politiche ad essere impotenti verso quello di oggi.