c’è il mancato rispetto di alcune norme sui rapporti di lavoro con la manovalanza locale, nonché “il rifiuto di applicare una giusta scala salariale..
Thomas Brambilla insideover.it 16 Marzo 2025 lettura3’
In maniera del tutto inaspettata, la giunta militare che governa il Niger ha deciso di espellere i principali dirigenti cinesi che operano nel settore petrolifero nigerino. A questa scelta drastica, si va ad aggiungere anche la revoca della licenza dell’Hotel Soluxe International, un edificio che sorge nella capitale nigerina e che nel corso del tempo è diventato emblema della vasta cooperazione di lunga data instauratasi fra Pechino e Niamey.
Al centro delle motivazioni che hanno condotto il leader nigerino in carica Abdourahamane Tchiani a prendere tale decisione, c’è il mancato rispetto di alcune norme sui rapporti di lavoro con la manovalanza locale, nonché “il rifiuto di applicare una giusta scala salariale” agli impiegati nel settore petrolifero su cui la Cina sta investendo da anni. Il Governo nigerino ha inoltre lamentato il mancato rispetto delle quote di fornitori locali nei contratti, la mancanza di priorità data ai servizi locali, la mancanza di formazione e promozione del personale nigerino e il rifiuto del trasferimento di tecnologia per rafforzare le competenze nazionali.
“La misura – si legge nella nota con cui il governo ha intimato ai funzionari delle compagnie Soraz, Cnpc (China National Petroleum Corporation) e Wapco (West Africa Petroleum Company) di lasciare il Paese “entro 48 ore” per “mancato rispetto degli impegni” – segue l’inosservanza dell’Ordinanza n. 2024-34 dell’agosto 2024 che mirava a garantire che la ricchezza nazionale andasse principalmente a beneficio dei nigerini”. Una scelta politica che segue quello che è l’orientamento ricercato dalla giunta militare al potere dall’estate del 2023, che mira ad un maggiore rispetto delle ricchezze e dello sviluppo delle comunità locali dopo anni di neocolonialismo e depauperamento marcato dall’interferenza di potenze esterne nei settori delle materie prime di cui il Paese è molto ricco.
I rapporti fra Pechino e Niamey
I legami economici e politici fra Cina e Niger hanno radici piuttosto lontane nel tempo e vanno collocati attorno alla fine del primo decennio degli anni 2000. Prima del colpo di Stato militare del 2023, che ha portato al potere la giunta di Tchiani e ha preoccupato la leadership cinese per il futuro dei propri investimenti, e della conseguente ritirata francese dal territorio, la Cina era già il secondo investitore straniero in Niger. In quegli stessi anni, tramite il colosso PetroChina, Pechino si interessò alle potenzialità estrattive e produttive tramite lo sviluppo di una joint venture basata su un accordo della condivisione della produzione fra i due governi iniziata ufficialmente nel 2011 presso il giacimento di Agadem.
Nel corso degli anni poi, questa partnership si è ulteriormente consolidata nell’ambito della strategia cinese per espandere la propria influenza e il proprio dominio economico sull’Africa, in quella che il Partito comunista cinese considera essere una vasta operazione win-win, dove sia Pechino che gli stati locali traggono reciproci vantaggi. In presenza del nuovo corso politico, dopo un periodo di iniziale riassestamento, Pechino si è confermata come il principale partner del Niger insieme alla Russia, complice anche la volontà politica e ideologica della nuova giunta al potere di distaccarsi dalle potenze occidentali fra cui Francia e Stati Uniti in primis. A suggellare questa rinnovata intesa è stato il Memorandum of understanding da 400 milioni di dollari firmato nell’aprile del 2024 fra il colosso cinese del petrolio CNPC e il Governo nigerino legato alla vendita e commercializzazione del greggio proveniente dal giacimento di Agadem.
L’incertezza sul futuro delle relazioni
Dopo questo esito sorprendente, non resta che interrogarsi sull’impatto di tale decisione e su come questa scelta possa intaccare in primo luogo rapporti futuri fra Cina e Niger, ma più in generale quelli fra la Cina e tutti gli Stati dell’alleanza del Sahel (Aes). La presa di posizione sembra infatti essere stata condivisa con anche gli altri Stati che compongono l’alleanza, ovvero Mali e Burkina Faso, che hanno partecipato alla nota nella quale si sottolineava che la decisione richiama una “verità fondamentale”, cioè che “le risorse del Niger appartengono prima di tutto ai nigerini. Gli investitori stranieri sono benvenuti, a condizione che rispettino scrupolosamente le regole stabilite dallo Stato”.